La vittoria di Clinton
Dopo sette mesi di tensioni con gli Stati Uniti, il Pakistan ha deciso di riaprire la frontiera con l’Afghanistan per il transito dei rifornimenti Nato. Il confine era stato chiuso in seguito al raid delle forze Isaf del 25 novembre scorso nei pressi dell’avamposto di Salala in cui 24 militari pachistani erano stati uccisi. Decisive, per la svolta di Islamabad, le scuse formali presentate dal segretario di stato americano, Hillary Clinton, che ha espresso “le più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime” e si è augurata che “errori del genere non si ripetano più”.
3 AGO 20

Dopo sette mesi di tensioni con gli Stati Uniti, il Pakistan ha deciso di riaprire la frontiera con l’Afghanistan per il transito dei rifornimenti Nato. Il confine era stato chiuso in seguito al raid delle forze Isaf del 25 novembre scorso nei pressi dell’avamposto di Salala in cui 24 militari pachistani erano stati uccisi. Decisive, per la svolta di Islamabad, le scuse formali presentate dal segretario di stato americano, Hillary Clinton, che ha espresso “le più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime” e si è augurata che “errori del genere non si ripetano più”. Per sette mesi Washington aveva sempre evitato di riconoscere le proprie responsabilità nella vicenda e di presentare le scuse al governo pachistano. In particolare, il Pentagono si rifiutava di tendere la mano a un paese “che continua a proteggere i terroristi nelle sue aree tribali”, come più volte sostenuto dal segretario della Difesa, Leon Panetta, anche in occasione della recente visita a Kabul: “La pazienza ha un limite”, aveva detto. Le relazioni con Islamabad si erano progressivamente deteriorate, dalle circostanze che hanno portato all’uccisione di Osama bin Laden ad Abbottabad nel maggio 2011, fino al caso del memorandum riservato in cui il presidente pachistano, Ali Zardari, chiedeva l’intervento di Washington per aiutarlo a fronteggiare un presunto golpe ordito dal capo di stato maggiore delle Forze armate, il generale Ashfaq Kayani.
La mossa di Clinton rappresenta una sconfessione della linea dura di Panetta, costretto a rincorrere le dichiarazioni della titolare di Foggy Bottom e a esprimere a denti stretti l’auspicio che “i due paesi possano lavorare assieme per affrontare le sfide alla sicurezza nella regione”. Nella disputa interna, Clinton marca una vittoria: anche la richiesta pachistana di far pagare cinquemila dollari di pedaggio per ogni mezzo in transito è venuta meno dopo un colloquio con il ministro degli Esteri di Islamabad, Hina Rabbani Khar. Da tempo il segretario di stato premeva sulla Casa Bianca per alleggerire la posizione nei confronti di quello che era il miglior alleato regionale (il che la dice lunga sullo stato delle alleanze regionali) ma la linea del Pentagono aveva finora prevalso. Il successo di Clinton è stato apprezzato anche da un irriducibile falco come il senatore repubblicano Lindsey Graham, il quale ha ammesso che “le condizioni negoziate dal segretario sono accettabili e rispondono all’esigenza di tutelare gli interessi americani nella regione”; tanto per girare il dito nella piaga del Pentagono.